LUCIO GIORDANO/TELEVISIONE

MICHELE CUCUZZA: ” SONO UN PAPA’ PRESENTE”

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

“ Proprio ieri  Carlotta, la mia prima figlia, mi ha comunicato una notizia bellissima: resterà a studiare a Roma due anni invece di uno”. Mentre lo dice a Michele Cucuzza, il conduttore e giornalista di Uno Mattina, si illuminano gli occhi.

Papà innamoratissimo di due ragazze, Carlotta e Matilde, 21 e 16 anni, il catanese dagli occhi del cielo ha avuto tante soddisfazioni in campo professionale: inviato e ‘mezzobusto’ del tg 2, conduttore per dieci anni de La Vita in diretta. Nella vita privata, al contrario, le cose sono andate meno bene.

Ha avuto due grandi storie d’amore, Cucuzza. Con la giornalista francese, madre di Carlotta e con Bonaiuto, collega della Rai e madre di Matilde. Entrambe le relazioni sono  purtroppo naufragate concludendosi con separazioni dolorose. “E però, precisa Michele in uno slancio paterno che non ti aspetti, anche grazie alle madri delle due ragazze, che non hanno affatto ostacolato il mio ruolo di padre, sono riuscito ad instaurare con le mie figlie un ottimo rapporto”.

Un rapporto che per la prima volta in maniera cosi esauriente  Cucuzza racconta al nostro settimanale, in una calda giornata d’inizio autunno romano. In un bar a pochi metri dalla Rai di Viale mazzini, il salutista Michele sorseggia un aperitivo rigorosamente analcolico. Indossa un paio di Jeans, una maglietta polo nera e un giubbotto da motociclista che gli conferisce un’aria da eterno ragazzo  .

Dunque, nel   settembre scorso Carlotta si è trasferita a Roma per studiare.

Esatto. E’ un regalo che non mi aspettavo proprio. Ero convinto che  noi due fossimo destinati a vederci una volta al mese oppure a viaggiare insieme durante le vacanze estive. E invece Carlotta, che ha conseguito  la laurea breve in lettere con indirizzo italiano  all’università di Lione, la seconda città per importanza della Francia, ha ottenuto un Master a Roma di due anni, per migliorare la lingua.

Si è trasferita a casa sua?

No, con la mia ex moglie abbiamo puntato presto sulla sua autonomia. Cosi Carlotta, che è nata e vissuta a Parigi,  ha preferito andare ad abitare  da sola in un appartamentino preso in affitto, vicino all’università di Roma 3. In Francia, infatti, per accedere all’università bisogna passare delle selezioni a numero chiuso severissime e a pagamento. Ma una volta ammessi all’Ecole nationale superieur, l’universita francese, appunto,  lo stato rimborsa gli studenti che non vanno fuori corso con uno stipendio mensile di 1500 euro. Grazie ai quali mia figlia si mantiene.

Il giorno del suo arrivo è andata a prenderla in aeroporto?

No. Carlotta non ha voluto: ‘Papà non ti scomodare, prendo un taxi’. Poi una volta a casa mi ha ritelefonato per invitarmi a  cena nel suo nuovo appartamento e insieme con Matilde mi ha preparato non un piatto francese ma una squisita Lasagna italiana. Tutta fatta con le sue mani, dalla pasta sfoglia al ragù.

Quindi  Carlotta e Matilde hanno un rapporto molto stretto?

Strettissimo. Le dirò che se Carlotta si è appassionata alla lingua italiana lo deve proprio alla sorella. Quando soggiornava a casa mia senza parlare una parola di italiano vedeva i cartoni animati insieme con Matilde. E parola dopo parola hanno iniziato a comunicare nella nostra lingua. Con il tempo, volendosi bene,  hanno continuato a mantenersi in contatto quotidiano grazie alla posta elettronica. Adesso che Carlotta parla un perfetto italiano venato da accento francese, vorrebbe laurearsi e trasferirsi a Roma per lavorare in ambito culturale: Funzionaria di un museo, impiegata nell’ambasciata di Francia, oppure nell’organizzazione di eventi artistici. Il buffo è che Matilde è a sua volta innamorata della Francia. Ogni volta che va a gareggiare nelle regate di vela in Corsica, torna entusiasta e sogna di trasferirsi per un periodo a Parigi.

Carlotta, da piccola, veniva spesso a trovarla. Come si organizzava per i viaggi?

La mamma l’accompagnava all’aeroporto, poi salita sull’aereo veniva affidata ad una hostess, che durante il viaggio la riempiva di caramelle, fogli di carta e matite colorate. Una volta a Roma me la consegnavano. Del resto non c’era altra scelta, vivendo in due città diverse, quello era l’unico modo per vederci. E io al ruolo di padre non ci ho mai voluto rinunciare.

Prima d’ora avete mai vissuto a lungo nella stessa città?

Purtroppo no. Quando Carlotta nacque, nell’88, ero stato assunto al tg 2, a Milano, da tre anni. Non potevo chiedere di essere trasferito subito alla sede Rai di Parigi. Cosi durante il matrimonio con… facevo avanti e indietro, tra l’Italia e la Francia.

Rimpianti per non essere stato un papà presente nel quotidiano?

Un poco si. Non nascondo di vivere con i tipici sensi di colpa di tutti i padri separati, anche se per fortuna le mie figlie non mi hanno mai detto nemmeno una volta “ Tu non ci sei mai”.   Nonostante la lontananza, l’assenza di abitudine quotidiane protratte nel tempo, ho  insomma cercato di essere un papà presente. In questi anni ho sempre telefonato tutti i giorni a Carlotta e Matilde, più volte al giorno. Anche se a distanza, non ho perso un passaggio della loro crescita: “ Come è andata l’interrogazione d’italiano, Carlotta? Mi raccomando, studia Matilde, perché Venerdi hai il compito in classe di matematica. Passata l’influenza? E quel brutto sogno lo hai fatto ancora?”. Era un modo per far loro capire quanto le amassi, quanto mi occupassi della loro educazione”. Del resto, ripeto, sin dalla nascita non mi sono mai tirato indietro. Ho assistito al parto sia di Carlotta che di Matilde e le notti spesso mi è capitato di farle in bianco per cambiare i pannolini, sui quali sono un vero esperto. O per preparar loro la pappa, durante il rapporto  con le loro madri. Ma anche dopo quando, almeno una volta alla settimana, ospitavo ad esempio nella mia casa la piccola Matilde.

Prova amarezza per esser stato un padre a metà?

La vita è andata cosi . E però continuo a pensare che per un figlio sia meglio avere dei genitori che vivano in armonia in due case diverse, che una mamma e un papà che stiano insieme senza stare più insieme, litigando per ogni cretinata e alimentando un clima di tensione che non fa certo bene alla crescita dei ragazzi.

Lei sta per compiere 57 anni. In questi anni  non le è mai venuto in mente di ricostruirsi una famiglia tradizionale e unita come quella dei suoi genitori e  magari di mettere al mondo un terzo figlio?

Guardi, le confesso che più di una volta ci sono andato vicino. Anche se il desiderio di paternità era già appagato dalle mie due figlie, l’idea di diventare di nuovo padre mi ha sfiorato ancora. Sfiorato è il termine esatto perché ad ogni storia d’amore importante il pensiero c’è stato. Ma poi per un motivo o per un altro il figlio non è stato mai progettato davvero. Negli anni ho  dunque imparato ad esser contento della mia vita, del mio lavoro. La professione e le mie figlie riempiono le  mie giornate. Completamente.

Che padre si considera?

Non sono un papà amico. La frase che negli anni ho ripetuto loro più spesso è stata. “ Ricordatevi che sono vostro padre e decido io quel che è giusto e quel che è sbagliato”.  Sono stato e continuo ad essere  un padre molto severo. Ad esempio la sera, quand’erano più piccole, alle dieci al massimo le mettevo a dormire, spiegando che riposare poco avrebbe contribuito  alla scarsa concentrazione a scuola. E non c’era verso di farmi cambiare idea. Il buffo è che adesso, sapendo che sono io a dovermi alzare presto per condurre dalle 6 e 40 Uno Mattina, sono loro a preoccuparsi che non faccia tardi la sera.

Dunque, Michele Cucuzza è un padre severo.

Si.  Però ho anche cercato un dialogo attento con le mie due figlie. Parliamo di tutto e , d’accordo con le madri, pur mettendole in guardia sui tanti rischi della vita, ho voluto renderle il più possibili indipendenti, evitando di esser troppo protettivo. Il risultato è che ora tra noi   c’è molta confidenza. Carlotta di recente mi ha presentato anche il suo fidanzato francese, conosciuto negli anni di studio a Lione ed entrambe sanno che un parere sugli affari di cuore  sono sempre disposto a dispensarlo. Anzi, muoio dalla voglia di darlo, anche se faccio l’indifferente tirando fuori la mia solita frase: “ Se ti può essere utile un mio consiglio….”

Caratterialmente in cosa le somigliano?

Carlotta è come me schiva e molto concreta. Sa organizzare perfettamente la propria vita, ottimizzando i tempi, adattandosi facilmente alle circostanze. Matilde invece è una ragazza  curiosa,  con un profondo senso critico. Piena di talento e paciosa. In quest’ultimo aspetto ha ereditato le radici siciliane che  io ho mai perso.

Uscite mai insieme?

Spesso. Non le nascondo che sono molto fiero di portarle con me al cinema o nelle rare serate mondane alle quali partecipo da quando mi devo alzare cosi presto per condurre Uno Mattina. ‘Su ragazze fate questo sacrificio, oggi si esce con l’anziano genitore…’ E loro: ‘ma papino, cosa dici, siamo contentissime di stare con te anche stasera ’.  Ecco, quando mi chiamano papino, con quel tono di voce, mi squaglio. E capisco che nonostante il successo, la popolarità, l’affermazione professionale, sono loro il ‘servizio giornalistico’ più bello della mia vita.

 

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