LUCIO GIORDANO/MUSICA/PRIMA PAGINA

AMARCORD. ANNALISA MINETTI: ” IL MIO SOGNO? LA MEDAGLIA D’ORO ALLE OLIMPIADI”

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

“ Quel momento lo sogno da mesi. E lo immagino come se lo stessi già vivendo. Io sul gradino più alto del podio, alle Olimpiadi di Londra, mentre tra le lacrime canto a squarciagola l’Inno di Mameli”. E’ sicura del fatto suo, Annalisa Minetti, la cantante vincitrice del festival di Sanremo del 1998, diventata  progressivamente cieca a causa di una retinite pigmentosa. Ed e’ convintissima, Annalisa, che alle Olimpiadi di Londra 2012, nei 1500 metri piani femminili di Atletica leggera , sarà lei a trionfare. Stiamo parlando, naturalmente delle Paraolimpiadi, dei giochi per disabili che si svolgeranno  alla conclusione degli altre Olimpiadi, per atleti normodotati. Quel giorno sarà il 4 settembre, la finale per ciechi.

 Tanta sicurezza deriva anche dal fatto che la minetti è la detentrice del record del mondo di specialità. L’ha ottenuto il 27 maggio scorso al meeting Organizzato dalla Federazione Nazionale Disabili,  a Gavardo, Brescia. In quella gara ha abbattuto  il precedente primato che resisteva da anni. Era della ceka Miroslava Sedlackova, con 4 minuti 53 secondi e 78 centesimi. Risultato ottenuto alle paraolimpiadi di Pechino del 2008. Annalisa, con 4.50.55 ha fatto meglio di ben tre secondi. “ Mio marito, salutandomi prima della gara, me lo aveva detto, ricorda la Minetti con un sorriso. Stasera non tornare a casa se non mi porti un 4 e 50. Cioè quattro minuti e cinquanta secondi.  Voglio il record mondiale, hai capito? E l’otterrai. Cosi, appena tagliato il traguardo, ho preso in mano il cellulare e ho composto il suo numero: ‘Genny, gli ho detto, ma hai per caso  la sfera di cristallo? Lui ha urlato: lo sapevo, lo sapevo. E insieme abbiamo iniziato a piangere dalla commozione”.

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Segni di disgelo tra i due. Già, perché tra Annalisa e Genny Esposito, dopo dieci anni di vita di coppia, le cose non funzionavano più come un tempo: “ Eravamo in crisi, ammette la Minetti. Una crisi profonda. Siamo anche  stati sul punto di lasciarci.

Addirittura Annalisa? E perchè mai?

Vede, sei mesi fa  a Genny era stato diagnosticato un cancro al cervello. Adenoma alle ipofidi, per la precisione.  Era sempre stanco, si sentiva debilitato. Cosi si è sottoposto ad una serie di accertamenti che hanno evidenziato il tumore.Cosi, all’improvviso, il mondo è sembrato crollarci addosso. Siamo andati nel panico. Eravamo  molto preoccupati per il futuro della nostra famiglia.

In questi casi le difficoltà rinsaldano la coppia, però.

Oppure l’allontanano. A noi è capitato questo. Tutto ad un tratto, sono venuti a galla tutti i problemi che in passato non vedevamo per amore. Non ci capivamo più e la complicità di un tempo sembrava esser svanita per sempre.

C’era una malattia di mezzo.

Vero. Ma il fatto è che Genny giorno dopo giorno si stava trasformando. L’avevo conosciuto che era un uomo forte, un atleta vigoroso. Il punto di riferimento della famiglia. Non dimentichi infatti che io non vedo. Nelle cose pratiche mi sono sempre affidata  a lui. E invece in quel momento Genny  era fuori uso. Non reagiva,  si stava lasciando andare psicologicamente. Non l’accettavo proprio questo suo  atteggiamento. Certo, lui  avrebbe avuto bisogno di coccole e di una moglie che lo confortasse. Io al contrario tutti i giorni mi andavo ad allenare.

Lo lasciava solo?

Si. E’ cosi. Ripeto: ero determinata a perseguire il mio obiettivo.  E poi volevo che capisse che se non aggrediva la vita sarebbe stata la vita ad aggredire lui. Lasciandolo solo in casa sembrava che mi disinteressassi al suo problema. Invece volevo semplicemente che non si sentisse una vittima del destino.  ‘Diamine, reagisci’, gli ripetevo le prime settimane vedendolo buttato sulla poltrona.  Io infatti sono una donna molto determinata, apparentemente dura. Che non si arrende mai e vuole sempre vincere,  nelle cose della vita.  Esigevo quasi che Genny fosse come me, in quel momento. Senza riuscirci.

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Quando si è sottoposto all’operazione per asportare il tumore?

Due mesi dopo. Intanto Genny aveva fatto ulteriori accertamenti, grazie ai quali si era scoperto che il suo era un tumore benigno. Eppure, nonostante la bella  notizia, ormai tra di noi qualcosa si era rotto. Ricucire non era facile. Solo con la convalescenza, quattro mesi fa circa, abbiamo ripreso a parlare. Ci siamo riavvicinati. Ora è come se stessimo provando a conoscerci meglio. Ma ancora oggi ci sono momenti in cui non sono cosi sicura che la crisi sia davvero finita. Però c’è una decisione presa in comune circa un mese fa  che mi fa ben sperare.

Quale decisione?

Abbiamo aperto insieme un’agenzia di comunicazione. Inconsciamente è un modo per rimanere uniti  anche in futuro. Per sentirci legati. E dare a Fabio, nostro figlio, l’armonia che merita.  Intanto Genny sembra rinato, grazie a questa nuova occupazione. Si sta dedicando all’espansione dell’agenzia con tutte le energie ritrovate”.

Annalisa non lo dice ma cosi lei può allenarsi anche con più serenità,  per centrare l’oro olimpico di settembre.

E pensare che la sua  passione per la corsa è nata di recente. Non più di due anni fa. “ Prima, ricorda la cantante, il mio sport era la bicicletta. Il tandem, per la precisione. E proprio mentre correvo con mio marito venni notata da un ex atleta, Renato Agostinoni. Un nostro amico. Che mi disse insistendo. ‘Tu hai la struttura di una podista, hai resistenza fisica e si vede.  Perché non provi , Annalisa? Diventeresti una campionessa. Per farti capire che ho ragione sottoponiti ad un test attitudinale e mi saprai dire’.

 Alla fine gli ho dato retta, mi sono informata su come fare e mi sono affidata ad un allenatore specializzato in atleti non vedenti, con il quale pochi mesi dopo ho battuto  il record italiano sui 150 metri piani, con 5 minuti e 16 secondi. Lui si chiama Andrea Giocondo e tra noi c’è una sintonia sportiva totale. E’ un tipo tosto, il mio allenatore. La prima volta mi disse:’Picchia’, a me non interessa nulla se sei la Minetti. Con me, se vuoi arrivare alle Olimpiadi, devi ‘sputare’ sangue. Sudore e fatica. Ecco quello che ti aspetta al mio fianco.

Come correte? Nel senso che uno immagino il mezzofondo per atleti normodotati. Ma per i non vedenti come funziona?

Corriamo all’unisono grazie ad un cordino che tiene stretti il mio polso destro e il suo polso sinistro.  Sembriamo due fratelli siamesi. Inoltre io indosso una maschera che mi evita il fastidio dei riflessi  di luce e mi aiuta a concentrarmi meglio.  Perchè in fondo oltre la forza fisica , nei 1500 metri conta anche la tattica e la determinazione. Quando corro sembra che cada in trance da quanto sono concentrata.

A cosa pensa quando è in pista, Annalisa?

A Dio.  Ci parlo, lo supplico: ‘Signore, dammi la forza di resistere, non mi abbandonare. Fammi arrivare prima’. Spesso è cosi. Comincio a credere di esser parte di un progetto divino. Non dimentichi che fino a due anni fa io non avevo mai corso su una pista di atletica .

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Durante quei quasi quattro giri di campo completi, cosa le dice Andrea?

Mi descrive la gara, mi dice quando spingere  e spesso mi dà tempi di percorrenza sbagliati  per spronarmi a dare di più. Di solito ci riesce . Anche il giorno del record, lui sapeva che stavo andando bene. Ma mi ripeteva: ‘metticela  tutta altrimenti addio tempo minimo per arrivare ai giochi olimpici. E invece ho fatto addirittura il record del mondo.

E dove vi allenate?

A Roma, dove Andrea vive e lavora nel gruppo sportivo della Guardia di Finanza. Prima di una gara importante, lo raggiungo e rimango settimane nella capitale. Sono sua ospite: di sua moglie e dei loro due figli. La mattina andiamo al campo per gli allenamenti e durante la giornata lui si trasforma in dietologo. Andrea è molto esigente. Guai a sgarrare, visto che controlla anche cosa e quanto mangio. Quando invece sono a Milano, dove abito, a seguirmi c’è Leo, un collega del mio allenatore.

Conta di correre ancora a lungo, Annalisa?

Se il fisico dovesse reggere, mi piacerebbe arrivare a correre un’altra olimpiade, quella  di Rio De Janiero del 2016. Ma molto più realisticamente mi fermerò a questa di Londra. Ho 36 anni, non sono più una bambina. Vorrà dire che dopo continuerò ad allenarmi per tenermi in forma. Ma il mio sogno, e perciò parlo di progetto divino,  è  trasmettere questa esperienza agli altri. Attraverso le mie vittorie, come quella che otterrò a Londra, perchè tanto lì vincerò io, mi piacerebbe che le persone con handicap fisico trovassero il coraggio per mettersi alla prova. Per capire che se uno vuole può. Può vivere la vita pienamente,  senza ostacoli . Sarebbe bello far passare questo messaggio.

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E per i 1500 metri piani ha deciso  di abbandonare  anche la musica?

No. Pochi giorni dopo la mia vittoria alle paraolimpiadi,  uscirà il mio nuovo cd, 10 brani in tutto intitolato Nuovi giorni.

Sinceramente: c’è più soddisfazione a trionfare in una gara di Atletica leggera o  al festival di Sanremo?

Nei mille e cinquecento metri. Io non ho fatto nessuna fatica nel canto. Dio mi ha semplicemente donato una bella voce e io l’ho usata. Per ottenere risultati nell’atletica leggera ci vuole invece impegno, costanza, fatica .Tutte le volte, quando taglio il traguardo, mentre mi tolgo la mascherina che copre i miei occhi, mi manca il respiro. Da star male. Ma arrivare primi dopo aver sudato cosi tanto, aver dato tutto,  è una gioia indescrivibile. E l’oro a Londra sarà una gioia doppia. Da dedicare a mio figlio e a mio marito che, nonostante le incomprensioni, sento ancora di amare moltissimo.

1 GIUGNO 2012

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