ATTUALITA'/LUCIO GIORDANO

GUERRA CIVILE NEL PD. PER FERMARE LO SCHIAVISMO DELLA RIFORMA LAVORO, IL JOBS ACT

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Schiavismo. E’ la parola giusta per indicare la riforma lavoro valuta dal governo Renzi. E finalmente se ne sono accorti un poco tutti, che sarà cosi. Come si sono accorti che in un partito che era di sinistra centro, il Pd, una minoranza di destra centro ha preso  la leadership, con un colpo di mano ben assestato, e si è fatta portatrice di idee di destra. Anzi: di estrema destra, come ha dichiarato oggi Nichi Vendola, segretario di Sel.

Per cui quando la Camusso, cgil, chiama a raccolta per uno sciopero generale, non sbaglia di una virgola. Qui infatti è in ballo il diritto dei lavoratori ad avere una vita degna di questo nome. Di non venir considerati  schiavi ma esseri pensanti. Perchè  il problema non è tanto articolo 18 si articolo 18 no. Qui il problema è la dignità delle persone: mortificata, offesa, vilipesa, atterrita da un ricatto che fa passare una non ben chiara ripresa economica, attraverso la perdita delle tutele sindacali, della perdita di sicurezze. Perchè spiegateglielo voi ai lavoratori italiani:  senza quelle, niente mutui, niente progettualità, niente futuro. Sopravvivere e basta. Questo è il jobs act di stampo renziano, in cui non si parla di contratti a tempo indeterminato retribuiti decorosamente ma di precarietà.Devastante.

Già, perchè il presidente del consiglio dice che vuole equiparare tutti i lavoratori: garantiti e non. Ma non dice che vuole togliere le garanzie a chi già ce l’ha, per equipararle ai milioni di precari e disoccupati italiani. Diverso sarebbe stato infatti  se  il jobs act avesse previsto di  cancellare tutti gli scandali di questi anni, cococo, contratti a progetto, stages gratuiti, con un unico contratto di lavoro a tempo indeterminato, a garanzie  progressive. Esempio paradossale ma nemmeno troppo: i primi tre mesi ti pago lo stipendio intero ma sono libero di licenziarti. Dopo sei mesi posso fare altrettanto ma ti pago, per evitare qualsiasi furbesca tentazione imprenditoriale, un anno di stipendio intero. Dopo un anno, tre anni di stipendio. Dopo tre anni ti pago dieci anni, 120 mensilità.Cosi, tanto per non cadere in tentazione, dando una mano ai lestofanti con regole nebulose. Perchè  qui, e appare evidente, si stanno favorendo i padroni delle ferriere.  Diciamolo con chiarezza: se tu non licenzi per tre anni  e licenzi ad un passo dal tempo indeterminato  sei furbo. Di certo non stupido. Dubito infatti che un datore di lavoro non capisca dopo 36 mesi se l’elemento che ha scelto sia all’altezza o meno di ricoprire quel posto. E in un accertato e non truffaldino  stato di crisi aziendale, le tutele dovrebbero esser ben altre e  non la licenziabilità arbitraria dei lavoratori.

Chi  nega  che questo sia invece uno degli obiettivi del nuovo jobs act, della riforma lavoro per essere più semplici, mente sapendo di mentire.  Ed è quello che stanno facendo notare i democratici di sinistra a Renzi. Mentre la destra plaude al nuovo schiavismo sociale, nella speranza di imitare la macelleria in atto in Grecia, dove ci si accapiglia per un posto a tempo indeterminato a 300 euro al mese ( si, avete letto bene, 300 euro), la sinistra dei democratici sta insomma rialzando la testa. Forse è tardi per salvare l’integrità del Pd, addirittura per salvare l’esistenza stessa del partito. Ma questo sussulto d’orgoglio è quantomeno salutare. Piegata, mortificata ricattata per un anno intero, la sinistra dem è pronta a dare battaglia. Non solo sui contenuti, ma anche sulle idee. In effetti, non si era mai visto un segretario del Pd attaccare cosi violentemente il sindacato, che avrà compiuto pure mille errori ma continua ad essere il baluardo dei lavoratori. Renzi si è espresso  con un video messaggio che ricorda quelli di Bid Laden.Ed è’ stato durissimo in quei minuti.

Ma stavolta la sinistra non è stata a guardare. Su La 7, Maurizio Landini ha annichilito Pietro Ichino, scelta civica, partito- missing. Lo ha fatto con argomentazioni lucide ed appassionate alle quali il giuslavorista tanto amato da Renzi non ha saputo rispondere.  Susanna Camusso ha paragonato il presidente del Consiglio a Margaret Thatcher e a Silvio Berlusconi.  Infine, rompendo qualsiasi indugio,  Pierluigi Bersani ha aperto ufficialmente la guerra dentro al Pd: “Presenteremo molti emendamenti, sarà battaglia in Parlamento sulla riforma del lavoro”, ha detto l’ex segretario del Pd fatto fuori da una  sconcia manovra di palazzo, tra il marzo e l’aprile del 2013. 

Insomma, siamo ad un passo dalla balcanizzazione del Pd. Tra la base , un tempo maggioranza, che non si riconosce più nel partito e una minoranza che, con primarie aperte e losche, si è fatta maggioranza, cooptando  nel frattempo una gran parte della destra del paese.  ‘La sinistra italiana – ha commentato oggi  il sindaco di Firenze, Dario Nardella – deve decidere se essere una grande sinistra moderna, riformista di stampo liberal e innovatrice o una sinistra conservatrice ormai legata al modello diventato insostenibile del welfare del secolo scorso”.

Garantito, Nardella. Meglio una sinistra corretta e ‘conservatrice’, in difesa degli ultimi come i cristiani di tutte le epoche, che reazionaria e  al passo con i tempi peggiori che l’uomo moderno potesse vivere. Detto ciò, con le parole di Nardella,  cosi forti e sbilenche , incomprensibili per uno che si dichiara del partito democratico,  la soluzione non può esser che una: dividersi. Perchè una destra e una sinistra cosi distanti non possono convivere in uno stesso partito. E’ impossibile. Nardella lo fissi bene in mente: gli ideali non possono vendersi al primo schiavista che passa, nè alla troika, nè alle multinazionali. E nemmeno la dignità dell’essere umano può esser messa in vendita in vendita.

Dunque, a conti fatti,  in un mondo che ci vorrebbe tutti schiavi, appare evidente che le ideologie sono vive, vivissime, e lottano insieme a noi. Mentre il liberismo  economico, fallimentare  cinico e disastroso degli ultimi 20 anni, sta vivendo una lenta e costante agonia. Proprio come  il capitalismo finanziario.  Entrambi sono insomma ad un passo dalla morte annunciata. E per fortuna è dire poco.

Annunci

One thought on “GUERRA CIVILE NEL PD. PER FERMARE LO SCHIAVISMO DELLA RIFORMA LAVORO, IL JOBS ACT

  1. Pingback: VIDEOMESSAGGIO. RENZI INDIVIDUA IL MALE, MA LA MEDICINA È SBAGLIATA |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...