LETTERE AD ALGANEWS/LUCIO GIORDANO

LETTERA APERTA ALLA COMMISSIONE DI VIGILANZA DELL’ASSEMBLEA DEL TG 1

Lucio Giordano
Il piano proposto dal Direttore Generale è un suicidio industriale assistito. Senza la prioritaria riforma della “governance” della Rai si mortifica il pluralismo, tendendo verso un’offerta informativa unica (qualcosa che ricorda il “pensiero unico”), tra l’altro perdente in termini di marketing. Una minore comptetitività potrebbe avere pesanti ricadute sulla raccolta pubblicitaria e conseguentemente sull’occupazione. A chi giova tutto questo?
La sfida è la riforma, ma prima la governance.
L’assemblea del Tg1 è pronta ad affrontare un percorso di rinnovamento e di riforma dell’intera offerta informativa del gruppo Rai. Cambiare è diventato indifferibile e siamo ben consci che in questo momento storico partire per ultimi rappresenta un handicap. Ma anche una grande opportunità: e non va sprecata.
L’assemblea del Tg1 ritiene che il piano di Riforma presentato dal Direttore generale Gubitosi sia completamente fuori dal target a cui un gruppo come la Rai deve puntare.
La sfida della Rai si chiama innovazione. Nel pieno di una rivoluzione multimediale, che modifica le modalita’ dell’informazione dei servizi pubblici europei, anche la Rai ha l’obbligo di riformarsi. Oggi l’offerta del servizio pubblico italiano figura tra quelli “forti” a livello europeo. Con lo share del 40 per cento, ha il primato del consenso tra i telespettatori, mentre la BBC che non supera il 30 per cento e il servizio pubblico tedesco (ZDF-ARD) si ferma al 25. Il primato della Rai viene inoltre conseguito con il canone di abbonamento più basso d’Europa. La competitività della Rai si fonda sull’offerta informativa diversificata, un dato attestato da più di uno studio. Sono i tre telegiornali, diversificati per linea editoriale, e l’informazione capillare a livello regionale, a fidelizzare un numero più alto di telespettatori. L’identità multiculturale è quindi una risorsa anche in termini di “marketing”, rappresenta una garanzia di pluralismo in una società italiana complessa e con una pluralità di identità politico-culturali che non possono essere ridotte ad uno schema bipolare (maggioranza-opposizione).
Il modello della prospettata Testata unica si rifà all’esperienza dell’unificazione della radiofonia, che ha prodotto un drammatico fallimento, con il tracollo degli ascolti e la perdita della leadership sul mercato. Con un danno economico e di ruolo del servizio pubblico. Sino ad arrivare al taglio di edizioni al Gr2, con un taglio secco del 36% dell’informazione su quel canale.
Il piano proposto dal Direttore generale è quindi vecchio, inadeguato alla sfida multimediale, drammaticamente privo di una “visione” da servizio pubblico che svolge la Rai, senza alcuna considerazione del prodotto editoriale che si vuole proporre, e tanto meno alla qualità.
Il Tg1 rappresenta per la Rai il brand più forte. Il Tg1 non deve morire perché la storia non si cancella. La nostra offerta informativa viene premiata dal pubblico, con lo “share” in crescita. Al posto dell’omologazione del Tg1 e degli altri telegiornali della Rai, andrebbero pensati meccanismi di ottimizzazione, per ridurre i costi, senza uccidere l’autonomia e la libertà informativa plurale. Se il prodotto è uguale, sul Tg1 e sul Tg2, la differenza non possono farla solo i volti dei conduttori o qualche editoriale, come invece sostiene il Direttore generale.
Sollecitiamo quindi una riforma molto più coraggiosa di quella proposta da Gubitosi. Che parta dalla definizione delle missioni assegnate alle testate di informazione, che aumenti l’offerta informativa. Ci chiediamo perché ai giornalisti delle testate Rai, poi, sia precluso lavorare nelle reti, cosa che avrebbe evidenti ricadute positive anche in termini di risparmi.
Invitiamo la Commissione di Vigilanza ad un “Open Day” a Saxa Rubra, per verificare sul campo il modello informativo, per confrontarsi con i giornalisti del servizio pubblico, per raccogliere idee sulla riforma di sistema della Rai insieme ai Cdr e all’Usigrai.
Invitiamo il Direttore Generale, che ha parlato di dipendenti tutti legati alla politica, a fare i nomi, dicendo chi ha sponsorizzato chi, a partire dalle nomine da lui proposte. A dire chi lo ha indicato alla guida della Rai e perché. E soprattutto a scusarsi, perché per lo stesso principio da lui enunciato, non avrebbe dovuto accettare l’incarico.
La Rai senza una prioritaria riforma della “governance” muore.
Sarebbe utile che il governo, azionista di maggioranza della Rai, esprimesse il suo parere sul piano del Direttore generale: non si rischia di sottrarre al Parlamento la competenza a riformare il servizio pubblico?

Lettera aperta alla Commissione di Vigilanza dell’assemblea del Tg1<br /><br />
 Il piano proposto dal Direttore Generale è un suicidio industriale assistito. Senza la prioritaria riforma della “governance” della Rai si mortifica il pluralismo, tendendo verso un’offerta informativa  unica (qualcosa che ricorda il “pensiero unico”), tra l’altro perdente in termini di marketing. Una minore comptetitività potrebbe avere  pesanti ricadute sulla raccolta pubblicitaria e conseguentemente sull’occupazione. A chi giova tutto questo?<br /><br />
La sfida è la riforma, ma prima la governance.<br /><br />
L’assemblea del Tg1 è pronta ad affrontare un percorso di rinnovamento e di riforma dell’intera offerta informativa del gruppo Rai. Cambiare è diventato indifferibile e siamo ben consci che in questo momento storico partire per ultimi rappresenta un handicap. Ma anche una grande opportunità: e non va sprecata.<br /><br />
L’assemblea del Tg1 ritiene che il piano di Riforma presentato dal Direttore generale Gubitosi sia completamente fuori dal target a cui un gruppo come la Rai deve puntare.<br /><br />
La sfida della Rai si chiama innovazione. Nel pieno di una rivoluzione multimediale, che modifica le modalita’ dell’informazione dei servizi pubblici europei, anche la Rai ha l’obbligo di riformarsi. Oggi l’offerta del servizio pubblico italiano figura tra quelli “forti” a livello europeo. Con lo share del 40 per cento, ha il primato del consenso tra i telespettatori, mentre la BBC che non supera il 30 per cento e il servizio pubblico tedesco (ZDF-ARD) si ferma al 25. Il primato della Rai viene inoltre conseguito con il canone di abbonamento più basso d’Europa.  La competitività della Rai si fonda sull’offerta informativa diversificata, un dato attestato da più di uno studio. Sono i tre telegiornali, diversificati per linea editoriale, e l’informazione capillare a livello regionale, a fidelizzare un numero più alto di telespettatori. L’identita’ multiculturale è quindi una risorsa anche in termini di “marketing”, rappresenta una garanzia di pluralismo in una società italiana complessa e con una pluralità di identità politico-culturali che non possono essere ridotte ad uno schema bipolare (maggioranza-opposizione).<br /><br />
Il modello della prospettata Testata unica si rifà all’esperienza dell’unificazione della radiofonia, che ha prodotto un drammatico fallimento, con il tracollo degli ascolti e la perdita della leadership sul mercato. Con un danno economico e di ruolo del servizio pubblico. Sino ad arrivare al taglio di edizioni al Gr2, con un taglio secco del 36% dell’informazione su quel canale.<br /><br />
Il piano proposto dal Direttore generale è quindi vecchio, inadeguato alla sfida multimediale, drammaticamente privo di una “visione” da servizio pubblico che svolge la Rai, senza alcuna considerazione del prodotto editoriale che si vuole proporre, e tanto meno alla qualità.<br /><br />
Il  Tg1 rappresenta per la Rai il brand più forte. Il Tg1 non deve morire perché la storia non si cancella. La nostra offerta informativa viene premiata dal pubblico, con lo “share” in crescita.  Al posto dell’omologazione del Tg1 e degli altri telegiornali della Rai, andrebbero pensati meccanismi di ottimizzazione, per ridurre i costi, senza uccidere l’autonomia e la libertà informativa plurale. Se il prodotto è uguale, sul Tg1 e sul Tg2, la differenza non possono farla solo i volti dei conduttori o qualche editoriale, come invece sostiene il Direttore generale.<br /><br />
Sollecitiamo quindi una riforma molto più coraggiosa di quella proposta da Gubitosi. Che parta dalla definizione delle missioni assegnate alle testate di informazione, che aumenti l’offerta informativa. Ci chiediamo perché ai giornalisti delle testate Rai, poi, sia precluso lavorare nelle reti, cosa che avrebbe evidenti ricadute positive anche in termini di risparmi.<br /><br />
Invitiamo la Commissione di Vigilanza ad un “Open Day” a Saxa Rubra, per verificare sul campo il modello informativo, per confrontarsi con i giornalisti del servizio pubblico, per raccogliere idee sulla riforma di sistema della Rai insieme ai Cdr e all’Usigrai.<br /><br />
Invitiamo il Direttore Generale, che ha parlato di dipendenti tutti legati alla politica, a fare i nomi, dicendo chi ha sponsorizzato chi,  a partire dalle nomine da lui proposte. A dire chi lo ha indicato alla guida della Rai e perché. E soprattutto a scusarsi, perché per lo stesso principio da lui enunciato, non avrebbe dovuto accettare l’incarico.<br /><br />
La Rai senza una prioritaria riforma della “governance” muore.<br /><br />
Sarebbe utile che il governo, azionista di maggioranza della Rai, esprimesse il suo parere sul piano del Direttore generale: non si rischia di sottrarre al Parlamento la competenza a riformare il servizio pubblico?

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